
“La canzone di Achille” è uno di quei romanzi che ti spezza il cuore con delicatezza, e poi ti ringrazia per averglielo lasciato fare. All’inizio pensavo fosse “solo” una rivisitazione mitologica, ma non lo è. E’ una storia d’amore, una storia di amore profondo, assoluto, tragico, tenero. Una di quelle che senti crescere piano piano, e che poi ti travolge senza pietà. Il narratore è Patroclo, che nella versione classica dell’Iliade è una figura secondaria. Qui invece è lui a raccontare tutto dalla sua infanzia, al primo incontro con Achille, fino alla guerra di Troia. E ti giuro, vedi Achille con occhi completamente diversi: non il semidio imbattibile, ma un ragazzo bellissimo, pieno di luce, con un destino già scritto, e una dolcezza rara. Tra i due nasce un amore che non è mai esplicitamente dichiarato in modo eclatante… ma è puro, fisico, mentale. Si cercano, si completano, si fanno forti a vicenda. E quando la guerra arriva, sai già come andrà a finire ma il dolore arriva lo stesso, forte e preciso come una freccia di Paride. La scrittura della Miller è elegante, malinconica, quasi musicale. Riesce a rendere umani anche gli dei, a dare profondità emotiva a personaggi mitici. E ti ritrovi a leggere una pagina dopo l’altra con un nodo alla gola, ma senza riuscire a fermarti. Se ti piace il fantasy che sa emozionare, il romance che non è mai banale, e la mitologia greca con un’anima moderna e struggente, questo libro fa per te.

